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C. 01/01/1990

- 3 m con la raccomandazione che il rapporto sbraccio/altezza nominale sia di regola uguale o minore di 1:4.

1.3.3.3. Forma della mensola (braccio) La forma della mensola non è indicata nella Norma UNI - EN 40. Lo sbraccio richiesto può essere ottenuto con mensole a braccio diritto o con curvature più o meno eleganti e funzionali (figura 1.11). per quanto riguarda la forma della mensola occorre tenere presente, in primo luogo, che ampi raggi di curvatura o settori circolari sono molto più appariscenti degli angoli stretti e delle linee rette o quasi, in quanto contrastano maggiormente con le linee delle costruzioni. D'altra parte, una mensola a braccio orizzontale diritto dà in prospettiva l'impressione di un abbassamento o cedimento. La norma UNI-EN 40/2 prevede l'inclinazione del braccio compresa tra 5° e 15°. I migliori risultati, tenendo conto che gli apparecchi di illuminazione con attacco laterale sono ormai realizzati con geometrie che tengono conto delle norme UNI - EN 40, si ottengono con bracci inclinati di 15° con raggio di curvatura stretto (soluzione per mensole con un braccio) oppure diritti (soluzione ottimale per mensole a due o più bracci) vedere cap. 4. Comunque la soluzione ottimale, in quanto meno appariscente e nello stesso tempo elegante perché si configura con una sola linea verticale, consiste nell'impiego di pali per illuminazione diritti con fissaggio degli apparecchi di illuminazione a cima-palo; gli apparecchi di illuminazione moderni sono realizzati in modo tale che esiste la possibilità di fissaggio degli stessi sia a "cima- palo" che laterale e dispongono di complessi ottici a proiezione adeguati a tali soluzioni (vedere figura 1.12). Nell'ipotesi di strade strette prive di marciapiede o con marciapiede stretto limitate da edifici a più piani (centri storici) la soluzione migliore dal punto di vista estetico è il fissaggio degli apparecchi di illuminazione a parete con staffe a muro e senza braccio (vedere figura 1.13). In questo caso si raccomanda di verificare che gli apparecchi di illuminazione e relative apparecchiature ausiliarie non costituiscano fonti di inquinamento acustico ed elettromagnetico per le abitazioni confinanti con le pareti degli edifici a cui sono fissati. Si ricorda che per quanto riguarda i disturbi da radiofrequenza esiste il D.M. 10-41984 pubblicato sulla G.U. n. 166 suppl. ordin. del 18-6-1984 "Disposizioni per la prevenzione e l'eliminazione dei radiodisturbi provocati dagli apparecchi di illuminazione per lampade fluorescenti muniti di starter".

1.3.4. Centri luminosi e ambiente Si tratta a questo punto di esaminare i centri luminosi non più come oggetti isolati, bensì in rapporto al contesto ambientale, che è in pratica uno spazio, un volume, un paesaggio dalle caratteristiche più diverse nel quale l'impianto deve diventare uno degli elementi. Nella visione notturna sarà di interesse principale la geometria dell'installazione e un accurato allineamento degli apparecchi di illuminazione.

1.3.4.1. Contrasto estetico fra carattere degli edifici e carattere dei centri luminosi Ciò che si verifica sia nell'edilizia moderna che in quella antica, e il contrasto nasce solitamente dalla presenza di un certo tipo di palo, di caratteristiche evidentemente "standard", a ridosso o in vicinanza delle facciate. E' quindi da evitare, per quanto possibile, la posa dei pali quando gli apparecchi possono essere posti a parete, con bracci di modesta sporgenza. Il fatto che l'installazione sugli edifici comporti la richiesta di permessi non deve essere un motivo sufficiente a trovare soluzioni più comode ma brutte. Nelle strade di interesse particolare può essere più opportuna l'installazione di apparecchi speciali a proiezione fissati direttamente sulle pareti o sotto i cornicioni, in modo che di giorno siano praticamente invisibili. Diversamente occorre adottare lanterne e bracci di linea adeguata. La posizione preferibile per i bracci è la linea di giunzione di edifici adiacenti.

1.3.4.2. Ingombro estetico del centro luminoso nel campo visivo Nella visione diurna, i centri luminosi non dovrebbero interferire con il campo di osservazione di importanti edifici, come i palazzi storici, le chiese, ecc. o di paesaggi interessanti (lungo laghi, ecc.). Se i pali sono necessari in ogni caso, essi devono essere posti vicino a gruppi di alberi od altri preesistenti ostacoli, in modo da aver scarso effetto nella visione d'insieme. In questo senso è importante l'altezza del centro luminoso in rapporto agli oggetti vicini: in ambienti ad architettura antica ciò può significare l'altezza dei cornicioni di gronda, (circa 6 m). In certi casi può essere più opportuno adottare centri luminosi molto bassi (lampioni): questa soluzione consente di lasciare intatta la funzione estetica del contesto architettonico o paesaggistico; tuttavia i parametri dell'impianto devono essere modificati, per cui il numero dei centri ed il costo globale dell'impianto aumenteranno di certo. Un palo che si staglia contro il cielo è piuttosto sgradevole; d'altra parte lo sfondo di una serie di pali è variabile secondo il punto di osservazione. Se non si può evitare che i centri luminosi appaiano vistosamente contro il cielo o contro il paesaggio, non si hanno che le seguenti alternative:

- disporre l'impianto verso monte anziché verso valle;

- aumentare l'altezza e quindi l'interdistanza al fine di ridurre il numero dei sostegni in piena vista, impiegando anche proiettori di elevata potenza. Con questo metodo è possibile evitare di disporre sostegni lungo i ponti (brevi), operazione sempre impegnativa sul piano tecnico e su quello estetico, mediante centri luminosi di grande altezza posti alle estremità. In situazioni come una via pedonale nel centro storico o un ponte monumentale, il tipo e la disposizione dei centri luminosi può rendere un significativo contributo all'ambiente; negli impianti di carattere artistico, storico o paesaggistico, la ubicazione deve essere attentamente studiata in funzione del contesto architettonico o panoramico; la silhouette del centro luminoso, già esaminata in precedenza agli effetti dell'impressione di leggerezza o pesantezza, è quindi di estrema importanza quando si staglia sul fondo e può danneggiare la qualità estetica di un paesaggio (vedi figura 1.14). In pratica questo problema va affrontato in fase di progetto, altrimenti si può incorrere in spiacevoli sorprese ad impianto finito. Situazioni analoghe si verificano nei paesaggi urbani in dislivello, per i quali è impossibile fare dei progetti di illuminazione senza una completa conoscenza dell'ambiente e della sua configurazione. Il disegno dell'apparecchio, il braccio e il sostegno devono costituire, in questo senso, un insieme estetico determinante. Nello studio di impianti di carattere ambientale, può essere quindi desiderabile adottare materiale, apparecchi e centri luminosi di tipo particolare. A questo proposito è da notare che gli elementi significativi dell'estetica ambientale sono in detti casi già presenti, e sono costituiti dagli edifici, dalle alberate, dai giardini, dalle pavimentazioni, dai panorami, ecc. Il voler aggiungere un fattore estetico mediante l'impianto di illuminazione può costituire un rischio maggiore che non adottare il criterio negativo di rendere meno appariscenti i centri luminosi. L'impiego di lanterne o lampioni di linee sobrie, si presta a soddisfare un gran numero di applicazioni consentendo una riduzione cospicua dei costi di produzione e di

1.3.4.3. Colore dei centri luminosi Secondo il carattere dell'ambiente, può essere opportuna la valorizzazione dei centri luminosi, o al contrario, si può preferire di lasciarli quasi scomparire nella tonalità dello sfondo. Per esempio, l'impiego di colori vivaci come il verde, il blu e anche il rosso, può essere indicato per un parco o una passeggiata; questi colori contribuiscono a mantenere un'atmosfera vivace e attraente. Nelle città con costruzioni recenti, il colore più adeguato al contesto è il grigio perla, l'alluminio o la zincatura. I colori scuri, marrone, nero, sono piuttosto affaticanti e accentuano la presenza del centro luminoso durante il giorno. Il problema è ancora diverso nei quartieri storici, in cui si può anche dipingere i bracci di sostegno del colore della pietra o delle pareti su cui sono installati. Infine, i colori vanno scelti tenendo conto di quelli presenti nell'ambiente, in modo da realizzare una certa omogeneità. Non dovrebbero essere trascurati i problemi della manutenzione dei colori, l'influenza del clima e degli agenti atmosferici.

1.3.4.4. Omogeneità dei centri luminosi I centri luminosi installati su un impianto, e in particolare su singole zone o vie aventi aspetto continuo, devono essere abbastanza simili fra loro. Tale criterio di omogeneità interessa in primo luogo la forma dei centri luminosi, e cioè l'altezza, la forma del sostegno e la forma dell'apparecchio di illuminazione. Per quanto riguarda l'altezza di installazione, il problema si presenta, ad esempio, nel passare da centri di potenza maggiore a quelli di potenza più bassa lungo una stessa strada di attraversamento dell'abitato. Applicando i puri criteri illuminotecnici, a minor potenza sarebbe opportuno associare minor altezza. Ove l'ambiente lo richieda, tuttavia, è opportuno trascurare l'aspetto tecnico a favore di quello estetico, mantenendo i centri di minor potenza ad altezza superiore al dovuto; quando possibile, si procederà ad una riduzione progressiva delle altezze. Le forme dei vari tipi di sostegno e di apparecchi di illuminazione impiegati in una stessa area urbana devono essere compatibili fra loro e con il carattere degli impianti e dell'ambiente. Un ulteriore criterio di omogeneità di riferisce alle funzioni dei centri luminosi. Il caso tipico si presenta nelle aree di interesse paesaggistico, ove, ad un illuminazione di tipo ornamentale, con lanterne o lampioni, si sovrappone di solito un impianto di tipo funzionale con centri luminosi di media o grande altezza; infatti, l'impianto ornamentale è insufficiente agli effetti di una adeguata sicurezza del traffico. In questi casi, la coesistenza dei due impianti ha un effetto estetico diurno disastroso, a meno che si sia attentamente provveduto a mimetizzare l'impianto funzionale, adottando, ad esempio, proiettori per grandi aree posti sopra i tetti, sotto i cornicioni o fra le alberate esistenti. Una soluzione più idonea è quella di impiegare apparecchi di illuminazione di tipo ornamentale opportunamente modificati nel gruppo ottico al fine di distribuire il flusso luminoso prevalentemente sull'area interessata dal traffico veicolare.

1.3.5. Criteri di progettazione estetica Nella progettazione di un impianto occorre quindi tener presente almeno i seguenti criteri estetici:

- sobrietà delle linee;

- proporzionamento armonioso fra sostegno, braccio e apparecchio di illuminazione;

-adattamento dello stile, per gli impianti a carattere ambientale, a quello dell'architettura circostante, tenendo conto anche in tal caso di una certa normalizzazione;

- collaborazione con i responsabili dell'urbanistica;

- l'impianto deve essere efficiente di notte, ma deve anche avere un aspetto gradevole di giorno;

-non vi sono regole universali per ottenere una soluzione estetica, in quanto ogni città e ogni strada hanno caratteri propri: la disposizione dei centri luminosi, anche se di tipo standard, va studiata accuratamente sul posto;

- i sostegni non devono in genere essere più alti degli edifici circostanti;

- i bracci a muro sono da adottare quando possibile, e non solo per evitare l'ingombro dei marciapiedi da parte dei pali;

-su rettilineo, gli apparecchi di illuminazione e i pali eventuali devono essere convenientemente allineati in altezza e sporgenza;

- evitare di disporre i sostegni di fronte a monumenti architettonici e storici: utilizzare per quanto possibile le linee di giunzione delle facciate adiacenti;

- escludere certe forme e profili complicati, gli abbellimenti inutili, le linee non armoniose;

 

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